Biennale in love

Biennale in love: Questo catalogo non ha come fine il mero voyeurismo ma tramite i vari espedienti di volta in volta usati si vuole descrivere la sensazione, la fisicità dell’amore inteso in tutte le sue possibili esternazioni.

Amore: termine generico quanto criptico, diretto quanto sfaccettato, abusato quanto nebuloso. Dal grande nord all’estremo sud del pianeta il motore del nostro fare è unico e va ricondotto a questo sentimento. Passione, contatto frustrazione, agire, non agire: ogni volta che sentiamo questa parola mille sono le reazioni e i pensieri che può suscitare sono i più svariati. Solitario, inaccessibile, platonico, casto ma anche sadico, perverso, provocante, sensuale e carnale: infiniti sono i modi come infiniti i risultati, i soggetti, i mezzi.  La molteplicità e la sua esasperazione sono al centro dell’articolo di Superstudio, si va dalla descrizione dell’amore del filosofo per il sapere a un’immagine della pedofilia, dalla coppia di amanti alla meretrice: tutto fa parte di unico universo, tutto si riduce a un’unità che sia data da uno spunto sessuale, spirituale, di interessi o di convenienza. Il processo però non è immediato, al centro delle nostre azioni c’è sempre una macchina, un dispositivo che permette di esternare questo sentimento che altrimenti si è sempre più incapaci di trasmettere come se i retaggi dati dalla cultura, dall’educazione, dal contesto sociale siano ingombro, un fardello da cui non riusciamo a svincolarci per dare un visione completa del nostro essere. Come suffragato dalla teoria di Darwin non sopravvive il più forte ma chi si adatta, in questo l’uso del dispositivo, dell’aiuto del mezzo tramite il quale si giunge al fine; durante il corso della storia questo mezzo è sempre cambiato, se Dante per celebrare Beatrice la porta virtualmente in Paradiso al giorno d’oggi il limite si è spostato, sempre di più i tabù sessuali vengono superati in un continuo osare e voler provare il diverso, l’ignoto. La ricerca incessante, la continua voglia di cambiamento, il rompere una routine che può risultare tranquillizzante ma non appagante e quindi scomoda portano a una continua ricerca di novità che può sfociare nel morbo, nella frustrazione nell’ossessione che può risultare una vera malattia. In questa continua ricerca l’amore si relazione con l’architettura, architettura come esternazione di sé in un oggetto ma anche come passione per ciò che si fa, architettura come scelta del proprio progetto personale e su ciò che si pretende dalla propria vita. Per indagare questo tema abbiamo sviluppato la nostra ricerca in vari ambiti tra loro connessi considerando anche l’apporto esterno dato dalla conferenza di Flavio Albanese. La ricerca è iniziata basandosi sui modi in cui si manifesta l’amore nelle varie parti del mondo elaborando quindi un catalogo di riti riguardanti questo tema. Successivamente si è pensato di collocare questi riti nei vari padiglioni della Biennale di Venezia così da creare una Biennale sul tema dell’amore che nei vari padiglioni descriva i vari rituali e le varie tradizioni. Oltre a questo si sono ricercati vari luoghi dove si manifesta l’amore e dividendo le architetture nelle categorie di amor sacro e amor profano si sono messi a confronto vari edifici e vari luoghi che ospitavano una tematica comune osservata però nelle due ottiche. Per la realizzazione del lavoro riguardante la Biennale si è partiti dalla ricerca e dalla selezione di alcuni riti da ogni parte del mondo, si è scelto poi il sito della Biennale perché da sempre Venezia è vista come una città per l’amore sia nel senso romantico sia carnale e la Biennale è il luogo per l’esposizione, il modo in cui la città mostra la sua modernità e accoglie i vari spunti dal mondo. In maniera più metaforica il sito della Biennale si può comunque accostare all’amore infatti come l’amore crea speranze e aspettative ma è comunque, come ogni cosa umana finita e limitata, così i Giardini a Castello rimangono chiusi per la maggior parte dell’anno creando un’aspettativa su ciò che verrà esposto ma che comunque rimarrà in questo sito per un periodo limitato. Oltre a questo i padiglione sono nati come involucro, quindi possono essere associati al dispositivo, un dispositivo che la città dell’amore per antonomasia usa per esternare ciò che tra le sue calli e i suoi campielli avviene e come può essere relazionato con ciò che succede nel resto del mondo che è solo apparentemente dissimile ma sempre mosso dalla stessa spinta propulsiva. Si è quindi pensato di creare un catalogo usando il libro “I padiglioni della Biennale” di Marco Mullazzani: rielaborando questo testo con aggiunte, sottrazioni e manipolazioni si vuole per ogni padiglione descrivere il rito che può essere svolto al suo interno. L’associazione riti-padiglione avviene per varie analogie infatti come entrando in ogni padiglione ci si confronta ed associa con la cultura che questo padiglione rappresenta così allo stesso modo ci si vuole avvicinare ai riti riuscendo a coinvolgere chi vi si avvicina; oltre a ciò nella scelta del padiglione si è tenuto conto delle sue caratteristiche architettoniche per scegliere quello che più facilmente potesse offrire degli spunti per descrivere il rito che veniva rappresentato al suo interno o nei suoi pressi.

 

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