Manuale Porto Marghera

La parola «manuale » trova ragione e origine nell’etimo, «da manus (lat.) mano; propr. fatto con mano, ma anche maneggevole o da aversi facilmente alla mano: onde sostantivamente dicesi per libro che ristrettamente contenga per guida e istruzione dei pratici precetti essenziali di qualche dottrina o arte, quasi a significare che se ne dee far uso frequente e averlo spesso a mano» (da Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani)
Con questa ricerca abbiamo provato a elaborare una sorta di libro o guida, contenente le nozioni fondamentali non di un’arte o disciplina ma di un oggetto urbano, il distretto industriale veneziano (Porto Marghera) leggendolo non solo nella sua fisicità più immediata ma anche e per quanto possibile, nelle derive negative che una produzione industriale ha impresso, in quelle positive di una ineguale mole di lavoro sulle possibilità e potenzialità, e in quelle ambigue dei molteplici e troppo spesso concorrenti saperi, soggetti e strumenti normativi presenti.
Il fine del manuale, generalmente inteso, è quello di facilitare la comprensione e guidare azioni per ottenere uno o più risultati legati al tema trattato. L’essere un libro di consultazione e d’uso frequente indirizza la comunicazione del manuale verso una semplicità intuitiva, paradigmatica e pragmatica al contempo.
La presente ricerca si configura come un esercizio compositivo di un fenomeno complesso, interdisciplinare e transculturale quale Porto Marghera. Affinché l’area stessa fosse «più maneggevole» è stata scomposta secondo la più semplice delle indicazioni: la misura delle insule descritte da canali o viabilità.In questo modo abbiamo ottenuto 11 aree di cui 1 Small, 6 Medium, 2 Large e 2 Xlarge.

Per evidenziare e condividere dati attualmente relegati nella sfera di saperi specialistici, cioè affinché la ricerca fosse di «istruzione dei pratici precetti essenziali» abbiamo usato la strategia del layering, dell’abaco, dell’inventario. I dati disaggregati sono poi stati rimappati e diagrammati per tipo e argomento trattato.
Fermo restando che questo lavoro è stato svolto da studenti-architetti ed è rivolto a quelle figure incaricate delle trasformazioni del territorio, la comunicazione del manuale trova esempi in un sistema di riferimenti di pubblicistica e grafica di tradizione disciplinare.
Le indicazioni dei saperi altri sono state selezionate, raccolte e organizzate secondo un layout visivo e dettagliato, in cui parole e illustrazioni collaborano per esplicitare e semplificare la complessità del dato aggregato. Tra gli obiettivi della ricerca, e dunque del manuale, vi è l’individuazione di una possibile strategia di approccio a un sistema assai articolato grazie alla definizione di linee guida operative. Il manuale, in estrema sintesi, prova a definire un metodo di indagine. L’ambizione del manuale è riuscire a fornire quelle indicazioni, semplificate perché scomposte, utili alle azioni successive, cioè quelle che saranno intraprese per descrivere scenari e proporre progetti che troveranno, nel e grazie al manuale, ragioni e argomenti.
Il manuale si basa e si affida a un linguaggio “comune”, a criteri di praticità e facilità di consultazione per una auspicata immediatezza di comprensione da parte di un bacino di utenti ampio e variegato. La convinzione è, infatti, che solo una consapevole partecipazione di tematiche, linea guida, best practice e scenari possa davvero far incontrare non solo domanda e offerta ma soprattutto l’interesse economico (pubblico e privato) e il beneficio collettivo del bene pubblico.
Le tematiche, dunque, vengono esplicitate soprattutto attraverso una comunicazione visiva: disegni, grafici e schemi non sono episodi isolati ma sono la narrazione composta e definita da un ampio insieme di contenuti, e da una grammatica immediata che descrive, però, una nuova sintassi ridefinendo gli elementi di significato. L’intento è l’eloquenza del disegno; il testo scritto, pur presente, è una sorta di contrappunto, costituisce uno stato complementare alla grafica, interpretando una vasta gamma di ruoli ancillari: titolazione, sottotitolazione ed esplicitazione, didascalia, nota ecc..

Il principio dell’adozione di un metodo attraversa tutti gli argomenti, non solo di indagine e ricerca, di rappresentazione, di scomposizione&ricomposizione, di layering e mapping, ma anche, e soprattutto poiché trattasi di manuale, della impaginazione. La scelta di una regola, misura e ordine dell’intera ricerca, si riverbera nel tracciato regolatore del volume: la posizione dei vari elementi all’interno della pagina indica l’organizzazione gerarchica degli argomenti. Per favorire e indirizzare la leggibilità e la comprensione dei dati recepiti, le undici zone di Porto Marghera sono illustrate e osservate (analizzate) attraverso quattro temi dedicati: inquinamento, bonifiche, investimenti, scomposizione. Per avviare quel virtuoso processo di progettazione, di proiezione di un immaginario arricchito della ricerca e dei dati del manuale, alcune sinopie, dei manifesti «che contengono, in modo sintetico e comunicativo gli elementi di indagine. Consapevoli che stiamo spostando l’asse di comunicazione da un piano di scientificità a un piano di divulgazione, di pubblicazione gratificante ma che, in qualche misura, simula lo step successivo. Il progetto di architettura.» (E. Giani)

Il manuale Porto Marghera è concepito come un work-in-progress open-source, lungi dall’essere completato entro questo elaborato e chiuso in questa esperienza. Il manuale Porto Marghera non vuole avere un ruolo normativo, come un Masterplan urbano, piuttosto un dizionario che traduce indicazioni specialistiche in potenzialità disciplinari, numeri in spazi, dati in tipologie.
Il manuale Porto Marghera può essere quel luogo ove (raccogliere) collocare le testimonianze materiali e storiche rimaste; quel luogo ove trovare degli strumenti valutativi e operativi per facilitare le scelte di azioni di intervento e trasformazione dell’esistente.
Il manuale Porto Marghera propone un metodo per riappropriarsi dei bonfantiani vincoli storici e naturali di una bistrattata e maltratta compagine lagunare chiamata Porto Marghera.

thesis